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Insegno yoga da quasi vent’anni e, con un sorriso, osservo i cambiamenti che l’esperienza porta con sé. Ma l’essenziale è rimasto intatto: per me, lo yoga è sempre un incontro con il Sé più grande.
Una pratica costante e diligente conduce progressivamente negli spazi del silenzio mentale e risveglia la consapevolezza dell’osservatore: quella parte di noi che sa guardare, ascoltare e riconoscere ciò che accade, senza lasciarsi trascinare. Nei nostri incontri partiamo dal presente: prendiamo contatto con il corpo, ascoltiamo il respiro e sintonizziamo la mente con ciò che stiamo vivendo. Quando la mente divaga, la riportiamo gentilmente all’azione, senza giudizio. Ci muoviamo con estrema consapevolezza: a volte raggiungiamo l’apice della tonicità e del controllo, altre volte ci abbandoniamo completamente al movimento. E, qualche volta, scopriamo che le due cose possono accadere contemporaneamente. :-) Le mie lezioni sono ispirate dal moderno metodo Anusara, che propone specifici principi di allineamento e, soprattutto, una pratica guidata da un tema, un intento, un’idea. Ogni asana o movimento diventa un’occasione per esplorare qualcosa di più profondo. La pratica in gruppo crea un campo condiviso che sostiene e amplifica l’esperienza. Le energie si incontrano e circolano più liberamente. Il benessere che segue la pratica è spesso immediato e visibile; coltivando la consapevolezza, possiamo imparare a portarlo con noi anche oltre il tappetino. Parallelamente, studio e sperimento altre arti e discipline che si interrogano sulla conoscenza del Sé, integrando nella pratica dello yoga ciò che incontro lungo il cammino. È per questo che ho scelto di chiamare il mio modo di insegnare SHAKTI — colei che crea. Oso fondere, tra un asana e l’altro, un esercizio di bioenergetica, un’esperienza di Feldenkrais, un movimento spontaneo o danza libera. Non credo nei confini tra una disciplina e l’altra: credo nella possibilità di dialogare, contaminarsi e scoprire nuove strade verso la consapevolezza. «Lo yoga è la sospensione dei mutamenti della mente.» YSP 1.2 Non possiamo “fare” yoga: possiamo creare le condizioni perché lo yoga accada. La pratica sul tappetino è uno dei tanti modi per creare queste condizioni. Un corpo più ossigenato, tonico ed elastico e una mente più calma sono preziose conseguenze della pratica, quasi dei suoi “effetti collaterali”. Ma non sono il fine. Il vero viaggio è un altro: tornare presenti, abitare pienamente il corpo e riconoscere, attraverso di esso, ciò che siamo al di là della mente. |